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><channel><title>Mariella Musitano</title> <atom:link href="http://www.mariellamusitano.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.mariellamusitano.it</link> <description>Non solo un altro blog!</description> <lastBuildDate>Wed, 13 Apr 2011 08:16:09 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Un tempo</title><link>http://www.mariellamusitano.it/blog/racconti-blog/un-tempo/</link> <comments>http://www.mariellamusitano.it/blog/racconti-blog/un-tempo/#comments</comments> <pubDate>Wed, 13 Apr 2011 08:16:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariella</dc:creator> <category><![CDATA[racconti]]></category> <category><![CDATA[Mariella Musitano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.mariellamusitano.it/?p=575</guid> <description><![CDATA[Il cielo è grigio e già la primavera sembra un ricordo lontano. Un assaggio quasi si avesse paura di farne una scorpacciata. Il silenzio della casa interrotto dal rumore di una macchina che passa sotto la finestra aperta. Nessuna voce. Percepisco movimenti, spostamenti. Immagino persone camminare, passare davanti al cassonetto della spazzatura e disfarsene veloce. [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il cielo è grigio e già la primavera sembra un ricordo lontano. Un assaggio quasi si avesse paura di farne una scorpacciata. Il silenzio della casa interrotto dal rumore di una macchina che passa sotto la finestra aperta. Nessuna voce. Percepisco movimenti, spostamenti. Immagino persone camminare, passare davanti al cassonetto della spazzatura e disfarsene veloce. Come se dentro ci fosse qualcosa di pericoloso, altamente nocivo.</p><p>Spazzatura. Oggetti che non servono più che non sono mai serviti o semplicemente sono andati in disuso. Bottiglie di latte ormai vuote, lattine di fagioli e tonno e pomodori pelati. Cartoni e scarti di cibo. Bicchieri e piatti di plastica e tovaglioli e cotton fioc.</p><p>Ci liberiamo la casa e riempiamo cassonetti e discariche e cigli della strada. Avveleniamo il mondo quasi che noi non ne facessimo parte. Qualcosa non funziona più come avrebbe dovuto o forse non ha mai funzionato ma non importa.</p><p>Il cielo è grigio in questa mattina di metà aprile. La pioggia ha preso a cadere silenziosa e fina. Il grido dell’arrotino squarcia il silenzio irreale. Nonostante la pioggia come ogni mercoledì passa fra i palazzi di questo vecchio quartiere popolare. Invita ad arrotare coltelli, forbici e forbici da siepe. La sua voce roca mi ricorda il tempo passato e la voglia di usare e usare e ancora usare gli oggetti fino a che non si può più fino a che non si esauriscono e consumano.</p><p>Un tempo in cui l’usa e getta era considerato sacrilego. Un tempo in cui c’era tempo e forse non c’erano i soldi e tutto aveva ancora un valore.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.mariellamusitano.it/blog/racconti-blog/un-tempo/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Nel momento</title><link>http://www.mariellamusitano.it/blog/racconti-blog/nel-momento/</link> <comments>http://www.mariellamusitano.it/blog/racconti-blog/nel-momento/#comments</comments> <pubDate>Wed, 30 Mar 2011 14:17:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariella</dc:creator> <category><![CDATA[racconti]]></category> <category><![CDATA[Mariella Musitano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.mariellamusitano.it/?p=572</guid> <description><![CDATA[Dimmi che non è tardi. Anche se il sole è tramontato da un pezzo dietro le colline. Anche se l’umidità si posa sulle nostre schiene ricurve e ci sollecita a rientrare in casa. Dove sono finiti i tempi in cui si aspettava il calar della notte per iniziare a vivere? Dove sono finite le lunghe [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dimmi che non è tardi. Anche se il sole è tramontato da un pezzo dietro le colline. Anche se l’umidità si posa sulle nostre schiene ricurve e ci sollecita a rientrare in casa.</p><p>Dove sono finiti i <a class="zem_slink" title="Tempo" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tempo">tempi</a> in cui si aspettava il calar della notte per iniziare a vivere? Dove sono finite le lunghe attese, quelle che duravano una settimana prima che arrivasse il week end? Quell’età spensierata dove ancora tutto era da scoprire? Dove ci si sapeva sorprendere senza paura di sbagliare.</p><p>Quando c’era ancora tempo e si poteva rimandare.</p><p>Le stelle illuminano la volta celeste, sono meno lucenti di quel che ricordavo o forse sono solo i miei occhi stanchi. Mi avvicino e poso la mano rugosa sulla tua spalla. Ti volti e mi sorridi. I tuoi occhi sono una fessura, ma ancora riescono a brillare:</p><p>-          Domani è luna nuova, ricordami di seminare.</p><p>Ti prendo la mano e ti invito a seguirmi in casa. Ho sistemato le due sedie a dondolo davanti al camino. Il dottore dice che non fa bene, ma sul tavolo ho preparato due bicchierini con un goccio di rhum. Brindiamo in silenzio mentre i legni scoppiettano nel camino. L’umidità evapora dalle nostre schiene. Il sonno tarda ad arrivare, ma noi non abbiamo più fretta.</p><p>Forse per alcune cose è tardi ma noi siamo ancora nel momento.</p><div class="zemanta-pixie" style="margin-top: 10px; height: 15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Enhanced by Zemanta" href="http://www.zemanta.com/"><img class="zemanta-pixie-img" style="border: medium none; float: right;" src="http://img.zemanta.com/zemified_e.png?x-id=92ee52e4-a790-4541-ba78-00c2bba3e6c4" alt="Enhanced by Zemanta" /></a></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.mariellamusitano.it/blog/racconti-blog/nel-momento/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Il suono delle parole</title><link>http://www.mariellamusitano.it/blog/il-suono-delle-parole/</link> <comments>http://www.mariellamusitano.it/blog/il-suono-delle-parole/#comments</comments> <pubDate>Tue, 22 Mar 2011 21:56:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariella</dc:creator> <category><![CDATA[blog]]></category> <category><![CDATA[Mariella Musitano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.mariellamusitano.it/?p=567</guid> <description><![CDATA[Mi piace il suono delle parole. Di tutte, ma alcune mi fanno vibrare l&#8217;anima un po&#8217; come il vento fa muovere una girandola colorata o un ramo in fiore o i petali di un papavero in un campo. Un vento che lo cattura e lo fa vorticare in alto sulla mia testa quasi a voler [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi piace il suono delle <a class="zem_slink" title="Parole" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Parole">parole</a>. Di tutte, ma alcune mi fanno vibrare l&#8217;anima un po&#8217; come il vento fa muovere una girandola colorata o un ramo in fiore o i petali di un papavero in un campo.<br /> Un vento che lo cattura e lo fa vorticare in alto sulla mia testa quasi a voler raggiugere il cielo e forse lo raggiunge.</p><p>Il  suono mi cattura e le parole mi entrano dentro per non uscirne più. Anche.<br /> Tutto è iniziato con la voce. Il suono della voce di mio padre che raccontava storie, durante gli spostamenti in macchina o una passeggiata per i boschi o durante le nostre camminate sul bagnasciuga all&#8217;ora del tramonto quando l&#8217;acqua produceva brividi sulle punte dei piedi.</p><p>Ero  una bambina che non conosceva lettere tantomeno i punti e le virgole e i punti e virgole e i due punti e quelli di sospensione.<br /> Arrivarono poi anche loro e la voce lasciò il posto agli occhi. Arrivarono i libri e le parole divennero mute e l&#8217;attenzione verso di esse mi lasciava sospesa fra il nero e il bianco del foglio. Eppure  riuscivo ancora a sentirne il suono, un suono silenzioso e potente.</p><p>Sono cresciuta ancora e fu la volta delle mani. Una matita, una penna, un foglio, un quaderno, un diario. Il fluire della scrittura morbido e il contatto della mano che sfiorava il foglio. Il suono si era trasformato in un sussurro dato dall&#8217;attrito della mano sulla carta.<br /> Arrivò poi un regalo. E le parole divennero ticchettio sulla &#8220;<a class="zem_slink" title="Olivetti Lettera 32" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Olivetti_Lettera_32">Olivetti Lettera 32</a>&#8220;.<br /> Tic lettera tic spazio tic punteggiatura<br /> Straat capoverso.</p><p>Le parole e i loro suoni sono parte di me alcune di più altre di meno. Parole, associazioni infinite di lettere come le possibilità che si celano dietro di esse.</p><p>Forse è una malattia rincorrere le parole e  raggrupparle e crearne immagini e fermare emozioni e lasciarle vivere in eterno ma se dovessi guarire da essa credo che potrei morirne.</p><div class="zemanta-pixie" style="margin-top: 10px; height: 15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Enhanced by Zemanta" href="http://www.zemanta.com/"><img class="zemanta-pixie-img" style="float: right; border-style: none;" src="http://img.zemanta.com/zemified_e.png?x-id=83c1e304-1a67-44b5-a37a-b12c834bbabf" alt="Enhanced by Zemanta" /></a></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.mariellamusitano.it/blog/il-suono-delle-parole/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Alberi snaturati</title><link>http://www.mariellamusitano.it/blog/oliver/alberi-snaturat/</link> <comments>http://www.mariellamusitano.it/blog/oliver/alberi-snaturat/#comments</comments> <pubDate>Wed, 02 Mar 2011 16:09:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariella</dc:creator> <category><![CDATA[articolo]]></category> <category><![CDATA[oliver]]></category> <category><![CDATA[Mariella Musitano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.mariellamusitano.it/?p=178</guid> <description><![CDATA[La primavera lentamente inizia a colorare il paesaggio: i prunus si coprono di fiori e le vie delle città eccole che assumono una colorazione rosa, bianca... le prime foglie con un po' di timidezza si aprono e il verde lentamente ricopre il marrone dei rami... là dove ancora ci sono rami.]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-551" href="http://www.mariellamusitano.it/blog/oliver/alberi-snaturat/attachment/p1150134/"> <a href='http://www.mariellamusitano.it/blog/oliver/alberi-snaturat/attachment/p1150134/' title='P1150134'><img width="150" height="150" src="http://www.mariellamusitano.it/wp-content/uploads/2010/03/P1150134-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="P1150134" title="P1150134" /></a> <a href='http://www.mariellamusitano.it/blog/oliver/alberi-snaturat/attachment/p1150135-2/' title='P1150135'><img width="150" height="150" src="http://www.mariellamusitano.it/wp-content/uploads/2010/03/P11501351-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="P1150135" title="P1150135" /></a> <a href='http://www.mariellamusitano.it/blog/oliver/alberi-snaturat/attachment/p1150140/' title='P1150140'><img width="150" height="150" src="http://www.mariellamusitano.it/wp-content/uploads/2010/03/P1150140-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="P1150140" title="P1150140" /></a> <a href='http://www.mariellamusitano.it/blog/oliver/alberi-snaturat/attachment/p1150136/' title='P1150136'><img width="150" height="150" src="http://www.mariellamusitano.it/wp-content/uploads/2010/03/P1150136-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="P1150136" title="P1150136" /></a> <a href='http://www.mariellamusitano.it/blog/oliver/alberi-snaturat/attachment/p1150138/' title='P1150138'><img width="150" height="150" src="http://www.mariellamusitano.it/wp-content/uploads/2010/03/P1150138-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="P1150138" title="P1150138" /></a> <a href='http://www.mariellamusitano.it/blog/oliver/alberi-snaturat/attachment/p1150139/' title='P1150139'><img width="150" height="150" src="http://www.mariellamusitano.it/wp-content/uploads/2010/03/P1150139-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="P1150139" title="P1150139" /></a> <a href='http://www.mariellamusitano.it/blog/oliver/alberi-snaturat/attachment/p1150137/' title='P1150137'><img width="150" height="150" src="http://www.mariellamusitano.it/wp-content/uploads/2010/03/P1150137-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="P1150137" title="P1150137" /></a></p><p></a></p><p>La primavera lentamente inizia a colorare il paesaggio: i prunus si coprono di fiori e le vie delle città eccole che assumono una colorazione rosa, bianca&#8230;</p><p>Vivo a Roma, una delle città che vanta il maggior numero di verde e allo stesso tempo anche la capitale della cattiva gestione dello stesso.</p><p>Torno sull&#8217;argomento, a me caro.</p><p>Il verde è abbandonato a se stesso, camminiamo per parchi e ville, transitiamo per vie con i nostri mezzi  passando sotto alberi i cui rami spezzati ciondolano per mesi, a volte anni finché esausti non cadono con tonfi a terra. E se va bene il caso vuole che da lì non passi nessuno in quel momento.</p><p>Il problema è che spesso non c&#8217;è nessun piano regolatore e né c&#8217;è stato in passato per quanto riguarda una pianificazione delle piante più adatte da far crescere in parchi pubblici e privati, lungo le strade o i giardini condominiali. L&#8217;uomo non pensa mai alle conseguenze delle sue azioni e se per caso poi ce ne saranno ricorre al suo potere quello di decidere su vita e morte di tutto ciò che vive e respira su questo pianeta. Non ha preoccupazioni di alcuna sorte, se ne occupa: con mezzi leciti e non leciti.</p><p>Cammino per le vie della  città e i miei occhi si posano sugli orrori di potatori pazzi, molto spesso pagati dallo stesso servizio giardini di Roma o da cooperative date in sub appalto che fanno il lavoro a prezzi vantagiosi e che tagliano tutto ma proprio tutto.</p><p>Ho parlato con un perito agrario, ho letto articoli su articoli che possono essere tranquillamente scaricati da internet dove vengono bandite forme di potatura che in questa nostra città la fanno tutt&#8217;oggi da padrona e che addirittura negli ultimi anni stanno prendendo piede e che vanno oltre il buonsenso, oltre la decenza, oltre la conoscenza. Cose che un giardiniere per svolgere la sua professione dovrebbe sapere.</p><p>La <strong>Capitozzatura è  bandita</strong> anche se spesso viene giustificata dicendo che è l&#8217;unico modo di mettere in sicurezza una pianta. Cammino per un quartiere periferico di Roma e vedo che platani di oltre venti metri sono stati capitozzati. Parlo con il mio amico perito agrario e mi dice:</p><p>&#8220;Le capitozzature sono state bandite, ormai da anni, dalle corrette prassi arboricole in quanto sono estremamente dannose perché causano gravi stati patologici da compromettere la vitalità della pianta. Si tratta, quindi, di pratiche colturali assolutamente contrarie alla messa in sicurezza degli alberi.&#8221;</p><p>Poco più avanti invece noto che su alcuni cedri è passato un giardiniere/parrucchiere che ha deciso di dare un tocco di originalità alla pianta spuntandone tutti i rami, superando la decenza. Perché lo fa? Mi chiedo e ammetto che farei lo stesso io sui suoi arti: inferiori superiori e anche apicali e vediamo poi se ricrescono!!!</p><p>Il mio amico perito agrario mi spiega:</p><p>&#8220;Questi cedri sono stati brutalizzati attraverso la cimatura e la recisione di rami, non solo delle impalcature inferiori, ma anche di rilevanti quote di chioma da un lato, senza criterio alcuno. Si tratta di pratiche colturali gravissime, sia sotto il profilo della sicurezza dell’albero determinando uno squilibrante e destabilizzante sbilanciamento di chioma, sia sotto il profilo della corretta prassi arboricola che vieta tali cimature senza specifiche ragioni (lesioni da fulmine, essiccamento, ecc.) e tali assurde potature che snaturano e deturpano irrimediabilmente detti alberi.&#8221;</p><p>Ma camminando per le vie della mia città, fra sporadici alberi ancora piccoli e quindi non toccati dai potatori pazzi, e di cui posso godere ancora della loro forma naturale e gustarne i colori primaverili che donano, arrivo ad un giardino i cui pini marittimi hanno perduto la loro peculiarità e sono andati sempre più somigliando a scopettini della tazza del wc.</p><p>Lo faccio notare al mio amico e lui alzando le braccia in segno di esasperazione, lui che ama e vive per le piante, lui che ne ha fatto il suo cavallo di battaglia, lui che sono 40 anni che insegna ai ragazzi e si batte per la loro salvaguardia, ha le lacrime agli occhi.</p><p>&#8220;Lasciare alberi con fusti superiori ai 18 metri, privi di ramificazione anche dove potrebbero esserci è un ledere alla loro stabilità. Negli ultimi anni nella nostra città sono caduti molti pini, questo a causa della potatura forzata che viene data loro. Come detto prima per i cedri, le piante andrebbero pulite del secco, rimondate lasciando la loro chioma ampia e molto più larga di quanto si faccia.&#8221;</p><p>Prego amici di far girare questo blog, di invitare amici a leggerlo perché l&#8217;unico modo che abbiamo per interrompere queste attività di scempio verso gli alberi è la conoscenza come in tutte le cose.</p><p>Grazie per l&#8217;attenzione</p><p>Mariella Musitano</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.mariellamusitano.it/blog/oliver/alberi-snaturat/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>11</slash:comments> </item> <item><title>lunedì</title><link>http://www.mariellamusitano.it/blog/lunedi/</link> <comments>http://www.mariellamusitano.it/blog/lunedi/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 Feb 2011 13:18:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariella</dc:creator> <category><![CDATA[blog]]></category> <category><![CDATA[racconti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.mariellamusitano.it/?p=545</guid> <description><![CDATA[Lunedì. La sveglia di mio marito la mattina parte preventiva. Nel senso che si previene e comincia a suonare molto prima dell’ora X. La settimana inizia con il primo suono, quello che non sente mai, quello che esausto si spegne senza aver raggiunto le sue orecchie. Sono le 5.40. Dopo dieci minuti viene mio figlio [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì.</p><p>La sveglia di mio marito la mattina parte preventiva. Nel senso che si previene e comincia a suonare molto prima dell’ora X. La settimana inizia con il primo suono, quello che non sente mai, quello che esausto si spegne senza aver raggiunto le sue orecchie. Sono le 5.40. Dopo dieci minuti viene mio figlio di tre anni e si intrufola nel letto. Il tempo di coprirlo con il piumone e parte il secondo trillo di sveglia. A questo punto do un calcio a mio marito, lui si alza e la spegne. Si rimette giù. Non ne vuole sapere di alzarsi. Alle 6.10 parte il suono di una <a class="zem_slink" title="Canzone" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Canzone">canzone</a> nel silenzio di una mattinain cui le luci del sole sono lontane dall’illuminarla. È la radiosveglia sintonizzata su radio rock. E il pezzo, indovina un po’, è rock. Questa volta non aspetta il secondo calcio, sa che sarebbe diretto agli stinchi, fa uno scatto fulmineo, si tira su, poggia un piede fuori dal letto e spegne l’arnese malefico.</p><p>E si rimette giù.</p><p>Ancora sono ottimista. Per poco. Alle 6.17 mio figlio mi dice che vuole il lattuccio. Gli dico di rimettersi a dormire. Fuori è ancora buio. Mi rigiro nel letto in cerca di una nuova posizione che possa conciliarmi a tal punto da permettermi di dormire per un’altra mezz’ora. Giusto il tempo di provarci perché alle 6.20 parte una seconda canzone, stavolta più soft. La radiosveglia ha colpito ancora. Mio marito si alza, la spegne. Mi assicuro che la faccia tacere per sempre. <a class="zem_slink" title="Lui" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lui">Lui</a> finalmente si decide ad alzarsi e io chiudo gli occhi. <em>Mamma il lattuccio</em>. Chiede ancora mio figlio. Gli dico di abbracciarmi e di dormire, lui mi abbraccia, ma non dorme, prende a giocare con i miei capelli. Si diverte a strapparli.</p><p>Alle sette siamo in piedi. Lui con il suo lattuccio, io con il mio <a class="zem_slink" title="Latte" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Latte">caffè latte</a>. Lui con i suoi biscotti io con i miei. Lui con il suo bicchiere d’acqua e io con i cocci del suo bicchiere da raccogliere a terra dopo che lo ha fatto cadere. Ovviamente non a posta, ci mancherebbe.</p><p>Alle 8.15 riusciamo a scendere da casa. Piove e come sempre non abbiamo l’ombrello. Lo faccio salire in macchina quasi tirandocelo e provo a fare lo stesso anche io. Entro. Giro la chiave. Niente. Mi fermo, faccio un bel respiro. Rigiro la chiave e, niente. Il quadro <em>morto</em>.</p><p>Mio figlio dice che deve fare la pipì.</p><p>Fuori piove.</p><p>La scuola è lontana.</p><p>È lunedì.</p><div class="zemanta-pixie" style="margin-top: 10px; height: 15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Enhanced by Zemanta" href="http://www.zemanta.com/"><img class="zemanta-pixie-img" style="border: medium none; float: right;" src="http://img.zemanta.com/zemified_e.png?x-id=f8232a60-209a-4d81-9788-bed9273ddc15" alt="Enhanced by Zemanta" /></a></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.mariellamusitano.it/blog/lunedi/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>cosa importa se le stagioni</title><link>http://www.mariellamusitano.it/blog/cosa-importa-se-le-stagioni/</link> <comments>http://www.mariellamusitano.it/blog/cosa-importa-se-le-stagioni/#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 Feb 2011 16:40:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariella</dc:creator> <category><![CDATA[blog]]></category> <category><![CDATA[racconti]]></category> <category><![CDATA[Mariella Musitano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.mariellamusitano.it/?p=536</guid> <description><![CDATA[Ha smesso di piovere da poco e un timido raggio di sole fa capolino dietro nuvole nere. Dense e cariche di pioggia. Un po&#8217; di quiete prima che torni la tempesta. Me ne sto al riparo e guardo il mondo dalla finestra. Doppio vetro per non rischiare che le raffiche di vento che fanno piegare [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h1>Ha smesso di piovere da poco e un timido raggio di sole fa capolino dietro nuvole nere. Dense e cariche di pioggia. Un po&#8217; di quiete prima che torni la tempesta.<br /> Me ne sto al riparo e guardo il mondo dalla finestra. Doppio vetro per non rischiare che le raffiche di vento che fanno piegare gli alberi entrino anche dentro casa insinuandosi da piccole fessure.<br /> Il riscaldamento è acceso da questa mattina. Ormai l’ufficio è talmente tanto calda che, se non fosse che sto aggrappata a questo vetro, nemmeno me ne accorgerei che siamo in inverno.<br /> Ormai nessuno se ne accorge più. Non è importante. Cambia poco la stagione in cui ci si trova. Se non fosse per la necessità di mettere o togliere il cappotto o per la meta delle vacanze: settimana bianca o mare? Paesi caraibici o la spiaggia a dieci chilometri?<br /> Superfluo per chi si alza tutte le mattine senza accorgersi che ancora sta dormendo. Il nostro tempo è scandito da cose da fare: colazione, traffico, scuola, casa, palestra, divertimento a tutti i costi, esami. Poi senza accorgermene sono diventata grande. Candelina dopo candelina, stagione dopo stagione. Loro passano, il tempo pure. Continuo a svegliarmi la mattina presto, rimandando a domani quello che sognavo di fare ieri. Palcoscenici diversi che mi traghettano verso quello che non volevo. Come a un odioso posto di lavoro. Magari è precario, ma meglio di niente. Magari è un call center o una impresa multi servizi che quando sono andata a fare il colloquio ho fatto finta di dimenticare che a casa appesa alla parete c’è la mia laurea. E insieme a lei ci ho appeso pure i miei sogni.</h1><h1>Va beh, non è come lo immaginavo, ma è pur sempre un lavoro. Se non fosse per gli straordinari non pagati che mi fanno tornare a casa che ormai sono le otto. Se non fosse che a volte fatico a ricordarmi in quale stagione mi trovo. Perché l’unica vita all’aria aperta che faccio è quella che va dall’appartamento alla macchina e dal parcheggio al mio ufficio Entro che spunta un po’ di luce e ne esco che è già buio. Nonostante tutto, anche se a fatica, faccio di tutto per ricordarmi delle stagioni. Come ora, mentre osservo minuziosa il mondo fuori da questa finestra a doppi vetri. Siamo in inverno, anche se io sto scoppiando di caldo e sono in magliettina mentre fuori si sta preparando una tempesta. Me ne accorgo dalla luce del sole che nonostante siano da poco passate le quattro comincia ad abbandonare quel po&#8217; di cielo che è scoperto.<br /> Me ne accorgo dall&#8217;albero di tiglio sotto l’ufficio, spoglio e dalla tartaruga che si è rintanata nella sua tana in giardino e non ne vuole sapere di uscire.<br /> Me ne accorgo dalle lacrime che la mattina mi gelano il viso mentre cammino rimpiangendo quello che avrei voluto e non è stato.</h1> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.mariellamusitano.it/blog/cosa-importa-se-le-stagioni/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>su uno stesso piano</title><link>http://www.mariellamusitano.it/blog/racconti-blog/su-uno-stesso-piano/</link> <comments>http://www.mariellamusitano.it/blog/racconti-blog/su-uno-stesso-piano/#comments</comments> <pubDate>Wed, 02 Feb 2011 18:41:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariella</dc:creator> <category><![CDATA[racconti]]></category> <category><![CDATA[Mariella Musitano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.mariellamusitano.it/?p=523</guid> <description><![CDATA[Stamattina per colazione ho inzuppato biscotti di nuvole bianche nel cielo di cartapesta del sogno concluso. Ho lavato il viso con la rugiada dei campi  e l&#8217;ho asciugato con i raggi del sole. Mia madre invece l&#8217;ho trovata che cercava di ripescare nel suo caffè i pensieri  lasciati la sera prima sul cuscino. Qualcuno doveva [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina per colazione ho inzuppato biscotti di nuvole bianche nel cielo di cartapesta del sogno concluso.</p><p>Ho lavato il viso con la rugiada dei campi  e l&#8217;ho asciugato con i raggi del sole.</p><p>Mia madre invece l&#8217;ho trovata che cercava di ripescare nel suo caffè i pensieri  lasciati la sera prima sul cuscino. Qualcuno doveva essersi perso fra i suoi capelli o forse era scappato lontano e contro ogni aspettativa l&#8217;ho vista alzare la testa e guardarmi da dietro le sue lenti spesse. La bocca ha abbandonato la linea tesa che la caratterizza da sempre e non credo di aver sbagliato nel vederla accennare un sorriso. Senza scoprire i denti, ma comunque era un sorriso.</p><p>E io fra le sue rughe di espressione ho ritrovato un po&#8217; di quel che di me di solito tendo a dimenticare.</p><p>Dopo pranzo sono uscita. L&#8217;ho lasciata che lavava i suoi sogni infranti con sapone biologico sperando di non inquinare quel poco che ancora si poteva salvare incrostrato nel fondo di una pentola o nell&#8217;alone di un bicchiere quando lo guardi controluce.</p><p>Ho camminato cercando di non perdere l&#8217;equilibrio sulle strisce pedonali rischiando di annegare nel catrame dei fallimenti. Ho raggiunto il parco e mi sono persa nella speranza di unire realtà e sogno su uno stesso piano. Gli alberi coprivano con le loro chiome i vuoti di esistenze trascinate. Mi sono lasciata cadere ai piedi di una quercia. La corteccia ruvida grattava via ogni diffidenza.</p><p>Ho alzato gli occhi. La chioma univa i colori caldi dell&#8217;autunno a quelli vivaci primaverili. Tenui raggi di sole cercavano varchi fra le foglie. Giochi di ombre mosse dal vento. La dualità di tutte le cose.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.mariellamusitano.it/blog/racconti-blog/su-uno-stesso-piano/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Al Bioparco di Roma c’è una moria di Alberi</title><link>http://www.mariellamusitano.it/blog/oliver/bioparco-roma-moria-alberi/</link> <comments>http://www.mariellamusitano.it/blog/oliver/bioparco-roma-moria-alberi/#comments</comments> <pubDate>Thu, 20 Jan 2011 10:40:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariella</dc:creator> <category><![CDATA[articolo]]></category> <category><![CDATA[news]]></category> <category><![CDATA[oliver]]></category> <category><![CDATA[Mariella Musitano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.mariellamusitano.it/?p=506</guid> <description><![CDATA[Qualche giorno fa, mio figlio di quasi quattro anni mi chiede di tornare al Bioparco. Vuole andare a salutare gli orsi e gli elefanti. Era una giornata di primavera in pieno inverno e con la famigliola siamo tornati a Villa Borghese, uno dei polmoni di Roma, dove è ospitato il Bioparco. Ci eravamo già stati [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #008000;"><strong>Qualche giorno fa, mio figlio di quasi quattro anni mi chiede di tornare al Bioparco. Vuole andare a salutare gli orsi e gli elefanti. Era una giornata di primavera in pieno inverno e con la famigliola siamo tornati a Villa Borghese, uno dei polmoni di Roma, dove è ospitato il <em><em>Bioparco</em></em>.</strong></span></p><p><span style="color: #008000;"><strong>Ci eravamo già stati qualche mese fa in concomitanza con una iniziativa davvero lodevole. Una giornata di arrampicata sugli alberi all’interno del giardino zoologico con l’attività di treeclimbing:</strong></span></p><blockquote><p><span style="color: #008000;"><strong>“<em>i bambini potranno imparare la tecnica di arrampicata su un albero su corde con nodi e moschettoni, con il supporto di personale specializzato.”<br /> </em></strong></span></p></blockquote><p><span style="color: #008000;"><strong>Poco distante dai cedri secolari su cui era allestita l’arrampicata, c’era una postazione:</strong></span></p><blockquote><p><span style="color: #008000;"><strong>“<em>per imparare a disegnare gli alberi con il metodo matematico ‘Bruno Munari’, un’area con giochi in legno… ci sarà un’area informativa dove verrà distribuito materiale sulla corretta gestione del patrimonio arboreo e sulla salvaguardia degli alberi.”</em></strong></span></p></blockquote><p><span style="color: #008000;"><strong>E quel giorno, l’iniziativa tanto pubblicizzata dal giardino zoologico, aveva avuto un buon riscontro da parte dei visitatori. Il materiale informativo sulla salvaguardia delle piante e della loro corretta potatura lasciavano ben sperare che il Bioparco se ne facesse il portavoce.</strong></span></p><p><span style="color: #008000;"><strong>Il mio ottimismo in materia non è però stato sufficiente e al mio ritorno al giardino zoologico ad attendermi c’era una ecatombe di verde. Era iniziata la stagione delle potature e degli abbattimenti lasciando ampi spazi vuoti là dove fino a poco prima le chiome degli alberi ombreggiavano le aree creando un microclima piacevole.</strong></span></p><p><span style="color: #008000;"><strong>Mai visto tanti abbattimenti. Possibile che tutti quegli alberi necessitassero di tale trattamento? Erano tutti malati e pericolosi?</strong></span></p><p><span style="color: #008000;"><strong>La gita al <em><em>Bioparco</em></em> con la famigliola mi lascia un amaro in bocca. Ho smesso di sorridere a mio figlio che estasiato guardava l’elefantessa Sofia.</strong></span></p><p><span style="color: #008000;"><strong>Il mio sguardo veniva catturato dai vuoti. Quello che non c’era mi trafiggeva il cuore. Ancora i tronchi a terra. In attesa di essere portati via. Per farne cosa? Non certo ossigeno.</strong></span></p><p><span style="color: #008000;"><strong><em> Ma se è stato predisposto un abbattimento sarà stato malato, quindi pericoloso. Hanno fatto bene per la salvaguardia di persone e animali.</em></strong></span></p><p><span style="color: #008000;"><strong>Mi dice mio marito. A questo punto però mi preoccupo. Se tutti questi alberi sono malati e pericolosi, qualcosa non va.</strong></span></p><p><span style="color: #008000;"><strong>I pensieri sono fissi lì, passo dopo passo. Potatura dopo potatura. Ciò che mi sorprende è vedere che ancora va di moda <em>la capitozzatura</em>, tecnica di potatura che è stata ritenuta dannosa per le piante. Di ciò che una volta era un albero, dopo rimangono solo lunghi tronchi privi di chioma.</strong></span></p><p><span style="color: #008000;"><strong><em><em>Poi ricrescerà.</em></em></strong></span></p><p><span style="color: #008000;"><strong>Mi rassicura sempre mio marito. Certo. Poi, e in quel poi, magari si scopre che la pianta è malata e pericolosa e allora si dovrà abbattere.</strong></span></p><p><span style="color: #008000;"><strong>In un poi dove per conoscere gli alberi dovremo ricorrere a vecchie foto ingiallite perché, almeno a Roma, la politica è quella di toglierli.</strong></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.mariellamusitano.it/blog/oliver/bioparco-roma-moria-alberi/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Ci avevamo creduto</title><link>http://www.mariellamusitano.it/blog/racconti-blog/ci-avevamo-creduto/</link> <comments>http://www.mariellamusitano.it/blog/racconti-blog/ci-avevamo-creduto/#comments</comments> <pubDate>Tue, 21 Dec 2010 22:49:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariella</dc:creator> <category><![CDATA[racconti]]></category> <category><![CDATA[Mariella Musitano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.mariellamusitano.it/?p=497</guid> <description><![CDATA[Ci avevamo creduto. Davvero. Forse eravamo stai troppo ottimisti. L&#8217;utopia sembrava raggiungibile. Credevamo. E questo è stato il nostro errore. Avevamo sottovalutato il nostro nemico. Celato fra noi. Infiltrato nelle nostre file pacifiche. Volevamo contagiare il mondo. E avevamo creduto di averlo fatto. In tutte le città di europa c&#8217;erano &#8220;fratelli e sorelle&#8221; che ci [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci avevamo creduto. Davvero. Forse eravamo stai troppo ottimisti. L&#8217;utopia sembrava raggiungibile. Credevamo. E questo è stato il nostro errore. Avevamo sottovalutato il nostro nemico. Celato fra noi. Infiltrato nelle nostre file pacifiche.</p><p>Volevamo contagiare il mondo. E avevamo creduto di averlo fatto. In tutte le città di europa c&#8217;erano &#8220;fratelli e sorelle&#8221; che ci stavano appoggiando. Che sostenevano la nostra causa. E il mondo era diventato la nostra casa. E non c&#8217;erano distanze. Una sola grande voce si innalzava in coro per chiedere ciò che ci era dovuto. Libertà.</p><p>Ma la democrazia non potevamo difenderla perché già allora non c&#8217;era più. E mentre noi col cuore in fermento e il sorriso sulle labbra manifestavamo per quello che credevamo fossero i nostri diritti e il nostro futuro, loro brindavano alla nostra ingenuità e si rimpinzavano la pancia.</p><p>Ci avevamo creduto e siamo caduti. Abbiamo vissuto e lottato. Le nostre teste sono rimaste alte e ancora oggi la dignità delle nostre scelte ci accompagna.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.mariellamusitano.it/blog/racconti-blog/ci-avevamo-creduto/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>freddo</title><link>http://www.mariellamusitano.it/blog/freddo/</link> <comments>http://www.mariellamusitano.it/blog/freddo/#comments</comments> <pubDate>Thu, 16 Dec 2010 11:07:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Mariella</dc:creator> <category><![CDATA[blog]]></category> <category><![CDATA[Mariella Musitano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.mariellamusitano.it/?p=467</guid> <description><![CDATA[Freddo dentro le ossa. Sole che non scalda. Immagini di città imbiancate. Ghiaccio sulle piante che fatica a sciogliersi. A nulla servono cappello, sciarpa, guanti, giacca a vento. Provo con calzamaglie di lana, stivali imbottiti. Aggiungo un maglione. Ancora non basta. Esco di casa mentre il gelo sbatte sulle mie guance. Sono rosse ma dal [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a class="zem_slink" title="Freddo Frog" rel="homepage" href="http://www.cadbury.com.au/Products/Pre-teens-Confectionery/Freddo.aspx">Freddo</a> dentro le ossa. Sole che non scalda. Immagini di città imbiancate. Ghiaccio sulle piante che fatica a sciogliersi.</p><p>A nulla servono cappello, sciarpa, guanti, giacca a vento. Provo con calzamaglie di lana, stivali imbottiti. Aggiungo un maglione. Ancora non basta.</p><p>Esco di casa mentre il gelo sbatte sulle mie guance. Sono rosse ma dal freddo. Dalla bocca esce una nuvola bianca. <a class="zem_slink" title="Italian grammar" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Italian_grammar">Vorrei</a> poter andare in letargo, come l&#8217;orso. Vorrei potermi addormentare e svegliarmi a primavera.</p><p>E invece sono in macchina, ferma nel traffico. Natale è vicino e la città è nel caos. Come ogni anno, le strade si affollano di persone che cercano di riempire di pacchetti  un albero di Natale che non è più in grado di dare calore ad anime sempre più ghiacciate.</p><p>Vorrei credere, ma sono disillusa. Disillusa dagli uomini, disillusa che davvero ci sia un Dio. E pensare che, se solo ci credessi, potrei smettere di avere freddo perché si sa, la fede fa miracoli e magari scioglierebbe il ghiaccio che ha congelato sogni e desideri.</p><p>Alzo gli occhi al cielo. Azzurro e limpido. Lo cerco questo Dio. Non importa quale sia il suo nome, uno qualsiasi va bene, che sia quello in cui credono gli ebrei, i musulmani o i cristiani va bene lo stesso. Uno vale l&#8217;altro. Però non mi sembra proprio che ci sia. Forse dovrei cercarlo sotto terra. Sepolto dalle stronzate che gli esseri umani si sono inventati per rappresentarlo a loro immagine e somiglianza.</p><p>Sono ferma nel traffico da cinque minuti. Guardo a terra e mentre cerco Dio vedo sbrilluccicare qualcosa. Qualcosa accanto alla macchina parcheggiata in doppia fila qua sulla via Tiburtina. Scendo veloce, tanto sono ferma. Traffico congestionato. Raccolgo veloce l&#8217;oggetto e torno al calduccio dell&#8217;abitacolo.</p><p>Forse un Dio non esiste o forse questo è un segno che mi ha mandato lui, sta di fatto che soppesando bene l&#8217;oggetto ad occhio e croce posso valutare di aver trovato una catenina d&#8217;oro di circa una ventina di grammi. Non sarà un sei al superenalotto, ma a caval donato non si guarda in bocca.</p><div class="zemanta-pixie" style="margin-top: 10px; height: 15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Enhanced by Zemanta" href="http://www.zemanta.com/"><img class="zemanta-pixie-img" style="border: medium none; float: right;" src="http://img.zemanta.com/zemified_e.png?x-id=aed8480e-234d-4896-9d48-01355cc4500b" alt="Enhanced by Zemanta" /></a></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.mariellamusitano.it/blog/freddo/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> </channel> </rss>
