Il tuo ricordo è ancora vivo dentro me, non riesco a cacciarlo via. Perché dovrei? La risposta è molto semplice: mi fa male serbare tutto quello che sei stata per me. Mi accorgo di vivere aggrappata ad un passato che non tornerà mai più e ogni cosa, ovunque mi giri, mi parla di te.
Nel bene e nel male.
Il vuoto con il quale mi trovo a convivere è davvero grande e nessuno, ormai ne sono consapevole, potrà sostituirlo. All’inizio ci ho provato. Mi guardavo intorno in cerca di qualche surrogato. E per qualche ora ci riuscivo pure. Poi però mi ridestavo e mi accorgevo che erano tutte brutte copie che non ti assomigliavano nemmeno. Non potevano competere né con i tuoi pregi né con i tuoi difetti.
E il tempo è passato, cosa vuoi mica si può fermare per me. Se fosse stato possibile gli avrei chiesto di farlo tornando a molti anni fa, quando ero ancora una ragazzina e tu eri giovane e bella. Il tuo sorriso riempiva ogni cosa e i tuoi occhi brillavano di voglia di vivere. Eri innamorata della vita perché ti sentivi rinata dopo anni e anni di sofferenze finalmente eri completa quando ti perdevi negli occhi di tuo marito o nell’abbraccio di tua figlia.
Quel giorno eravamo in gita scolastica e tu, che avevi perso il tuo lavoro e godevi della cassa integrazione negli anni in cui lo stato si prendeva fin troppa cura degli operai, eri venuta con me.
Passavamo molto tempo insieme. Eri la mia migliore amica anche se a quei tempi non c’era bisogno di parole, bastava un sorriso, una carezza.
La giornata era calda, ma non troppo, e il sole ci scaldava dopo un rigido inverno. I nostri cuori disgelavano e l’euforia aveva preso tutto il gruppo.
Tu eri la mamma più bella e più verace. Magari non parlavi in italiano perfetto, ma ti facevi capire. Ciò che adoravo di te e che è rimasto impresso nello scatto della macchina fotografica, era la tua naturalezza, il tuo non preoccuparti di cosa ne poteva pensare la gente, il tuo fare ciò che volevi senza preoccuparti di apparire.
E così ti vedevo e continuo a vederti mentre ti lasci andare all’ebbrezza della scivolata che vorrei poter fermare qui e ora, al di là del tempo e dello spazio.