aprile 13th, 2011

Il cielo è grigio e già la primavera sembra un ricordo lontano. Un assaggio quasi si avesse paura di farne una scorpacciata. Il silenzio della casa interrotto dal rumore di una macchina che passa sotto la finestra aperta. Nessuna voce. Percepisco movimenti, spostamenti. Immagino persone camminare, passare davanti al cassonetto della spazzatura e disfarsene veloce. Come se dentro ci fosse qualcosa di pericoloso, altamente nocivo.
Spazzatura. Oggetti che non servono più che non sono mai serviti o semplicemente sono andati in disuso. Bottiglie di latte ormai vuote, lattine di fagioli e tonno e pomodori pelati. Cartoni e scarti di cibo. Bicchieri e piatti di plastica e tovaglioli e cotton fioc.
Ci liberiamo la casa e riempiamo cassonetti e discariche e cigli della strada. Avveleniamo il mondo quasi che noi non ne facessimo parte. Qualcosa non funziona più come avrebbe dovuto o forse non ha mai funzionato ma non importa.
Il cielo è grigio in questa mattina di metà aprile. La pioggia ha preso a cadere silenziosa e fina. Il grido dell’arrotino squarcia il silenzio irreale. Nonostante la pioggia come ogni mercoledì passa fra i palazzi di questo vecchio quartiere popolare. Invita ad arrotare coltelli, forbici e forbici da siepe. La sua voce roca mi ricorda il tempo passato e la voglia di usare e usare e ancora usare gli oggetti fino a che non si può più fino a che non si esauriscono e consumano.
Un tempo in cui l’usa e getta era considerato sacrilego. Un tempo in cui c’era tempo e forse non c’erano i soldi e tutto aveva ancora un valore.