settembre 30th, 2010

Anna viveva da circa due mesi la sua nuova condizione. Non si lamentava. In realtà non emetteva alcun suono. La sua bocca si apriva e richiudeva senza far uscire dalla sua ugula nulla, neanche un sospiro. I dottori non riuscivano a capacitarsene, ogni esame fatto portava alla stessa conclusione: non c’è nulla che non andava nelle sue corde vocali. Eppure da quando si era svegliata da quel coma durato due mesi, l’unica cosa che parlava di lei erano gli occhi. Brillavano di una luce strana, inusuale.
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Non parlare d’amore. Terreno instabile per te che lo confondi con il possesso. Per te che la vita è stata dura e non c’era posto per le carezze e i baci, ma solo per calci pugni e bastoni. Rimproveri provenienti da un passato remoto e che ti accompagnano ancora oggi in questo presente solitario.
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Torna al giorno prima quando con Anna, sua moglie, sono andati in campagna.
“Voglio vederla, sentirla ancora una volta, vogliio portare il suo ricordo con me.”
Gli occhi di lei si sono inumiditi, anche se ha cercato di non farlo vedere. Legge la paura nei suoi occhi, la paura di rmanere sola, di non poterlo abbracciare e amare ancora come accade ogni giorno da circa 22 anni.
Lei è stata il suo sogno ad occhi aperti, un amore a prima vista che ha stravolto i suoi sensi e il suo cuore. Lei così forte, combattiva. Lei la madre di sua figlia.
settembre 29th, 2010

Sarà questa serata invernale,
sarà il ricordo che non mi abbandona,
sarà…